PUNTO METTE UN PUNTINO SULL'ARTE DI MANGIARE E BERE BENE

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“Pur riconoscendo che uomini nutriti male o grossolanamente hanno realizzato cose grandi nel passato, Noi affermiamo questa verità: si pensa si sogna e si agisce secondo quel che si beve e si mangia”.È tra queste parole-manifesto di Marinetti nel suo “Contro la pastasciutta ovvero La Cucina Futurista” che si inscrive la nuova creatura nata da una costola del già affermato Punto di Damiano Donati e soci.
Puntino, “figlio di Punto”, ha da pochi giorni aperto i battenti, nei locali adiacenti la casa madre, dopo un'originale ristrutturazione – guidata dalla supervisione dell’interior designer Alessandra Magni - con arredi rigorosamente di recupero.
La filosofia e lo stile ricalcano le orme del padre, “brutalmente elegante”, con l’intento di attuare un vero e proprio rovesciamento della concezione standardizzata, e stantìa, dell’aperitivo.
Il locale, aperto dalle ore 19 alle ore 22, si colloca in maniera trasversale, abbracciando la fascia oraria del pre-dinner, ma anche quella della cena.
Dietro il bancone di pietra serena, rivestito con splendide piastrelle Tessieri di recupero, si trovano il barman Mauro Picchi – già autore della Carta dei cocktail e attuale barman nel weekend – che spesso affianca il responsabile Ruggero Baronti – già colonna portante della sala del Punto – e Damiano Donati in persona - che da sportivo indefesso quale è, fa la spola tra la cucina del Punto e il bancone del neonato. Il tutto in una carambola di drink e piatti che si rinnovano continuamente. Nelle parole di Iacopo Di Bugno, ideatore e fautore del progetto insieme ai suoi soci: “Al Puntino si viene per mangiare più velocemente che al Punto. E per bere. Proponiamo piatti e spuntini nel nostro stile, tutti concepiti e preparati da Damiano, presentati al bancone ma montati e serviti da noi. Il bancone funge da catalizzatore sociale: si può venire da soli, godersi qualche piatto, un buon drink, e chiacchierare coi vicini”.
E a proposito di drink, la lista è breve ma densa di eccellenza e tradizione: Negroni, Americano, Gin Tonic, Daiquiri e persino l’omaggio al Futurismo con la Giostra d’Alcol, fedelmente riproposta con il cubo di cioccolato fondente e il cubo di formaggio.
Sara Favilla

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E IN NOME DELLA TRATTORIA ITALIANA SIAMO ALLA...FRUTTA

Le 10 migliori trattorie di roma 1

“Nella vecchia trattoria ia-ia ohhh”…o era fattoria? Comunque poco cambia nell’accezione che noi diamo alle due cose, entrambi centrali nel progetto Punto, dove la trattoria è il nostro fine, mentre la fattoria, sia essa quella che si dedica all’allevamento sia quella che, invece, si occupa di agricoltura o di vino, il mezzo unico. Sappiamo bene che questa nostra rivendicazione farà strabuzzare gli occhi ai molti che pensano il nostro ristorante come una roba gourmet o qualcosa del genere, non accorgendosi che, anche se fosse, tutto ciò non sarebbe in contraddizione con ciò che realmente siamo: popolari. Come i nostri prezzi che raramente superano i 40 euro per persona di media, bevande incluse. Certo, siamo orgogliosamente contemporanei, ma con un occhio sempre vigile alla tradizione, moderni, ma con le nostre radici salde come un faro su cui calibrare la navigata nel mare in tempesta della quotidianità.
Lunedì 18 di settembre arriva un nuovo menù, il numero 36 da quando abbiamo aperto, poco più di tre anni fa. Se moltiplichiamo questo dato per i 16 piatti che ne compongono l’ossatura fin dall’inizio, ci accorgiamo di averne proposti almeno 550 (matematicamente sarebbero 576, ma qualche sparuta ripetizione, seppur con qualche anche leggera modifica, c’è stata). Tanti, tantissimi. Ma, voraci come siamo, non ci bastano. L’ultimo, infatti, darà il via ad una nuova piccola rivoluzione che vedrà il suo culmine con il menù di dicembre, quando rientreremo da un periodo di meritate ferie. Tutto segretissimo o quasi. Per il momento, quindi, accontentatevi della nuove voci “Contorni” e, udite-udite, come in ogni trattoria in cui andavamo alla domenica con i nostri nonni, “Frutta”. Perché? Per ribadire che siamo quello che facciamo. Che Punto è sì Rivoluzione, ma in nome di Terra e Popolo, gli unici ideali che orgogliosamente rivendichiamo. Viva la Trattoria Italiana! PUNTO

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TRIPADVISOR, QUANDO LIBERTA' NON FA RIMA CON RESPONSABILITA'

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Avete presente quando una cosa vi fa talmente schifo da provocarvi un sorriso? Ecco, questa è la mia reazione ogni volta che leggo le recensioni presenti su TripAdvisor. Attenzione: non si tratta di snobismo. Né, tantomeno, di un invito a venire allo scoperto rivolto a coloro che si ergono ad esperti commentatori mascherati dietro un’identità inventata. E, per carità, per indole e cultura l’ultima cosa che vorrei è mettere il bavaglio a questo gioco al massacro. La viltà, quella di chi colpisce alle spalle, di chi non accetta il confronto ed ancor meno lo scontro di persona, non si cura certamente oscurando una pagina web. Per me, per uno che se potesse ripristinerebbe immediatamente la legittimità del pubblico duello, tutto si conclude con questo. Educare al coraggio, alla libertà che è un concetto privo di significato se non si nutre di responsabilità, alla solidarietà priva di secondi fini, a rispettare la gerarchia, dovrebbe essere la base di ogni tentativo di educazione, in famiglia e a scuola. Ed invece, troppo spesso, ci viene inculcato l’esatto contrario: darcela a gambe di fronte al pericolo, imporci a tutti i costi, tirare il sasso e nascondere la mano, non fare mai niente senza alcun tornaconto tangibile. Di questi atteggiamenti TripAdvisor rappresenta solo un caso tra milioni in cui frustrazione, invidia, scorrettezza, si distaccano senza regola alcuna se non quelle di poter sputare sentenze senza, ovviamente, prendersene alcun onere. E senza onere non ci può essere Onore.
Come Punto figuriamo con orgoglio tra i primi venti firmatari della campagna ideata dalla Confcommercio di Lucca per uscire da TripAdvisor, consapevoli che ogni passo per ripristinare quell’onestà, che non dovrebbe essere un’opzione ma una regola, possa essere importante. Una lodevole iniziativa che con tutta probabilità, sia chiaro, non intaccherà la forza di una multinazionale come quella che gestisce e governa il sito. Ma va fatto, a prescindere dalle possibili reazioni (vedi valanghe di recensioni negative) a cui verremo sottoposti. Perché personalmente dei mezzi uomini, dei vigliacchi e dei miserabili, ne ho le tasche, e non solo, piene.
Iacopo Di Bugno

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Antonietta ha detto:

Ho acquistato un coupon in questo ristorante: io sono utente LEALE e VERO di Tripadvisor... ora come si fa? me lo rimborsate??
Non mi sembra un bel cartello, soprattutto per quelli (e ce ne sono) come me che correttamente scelgono di commentare la propria esperienza in un locale. Essere additata come frustrata mi sembra veramente forte. Per la maleducazione e scorrettezza di alcuni non si può generalizzare, sinceramente mi sento un po' offesa e non tanto ben disposta a cenare da voi.

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GLI SCAVI? UNA PRESA DI POSIZIONE CONTRO LA PRESA PER IL CULO

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Doverosa premessa. Quando i lavori pubblici sono urgenti, il cittadino ha il dovere di comprenderlo e comportarsi di conseguenza. Si chiama senso civico ed ognuno farebbe bene e a recuperarne non solo il significato, ma anche l’orgoglio. Per me che sono cresciuto con
un’impostazione culturale in cui “tutto nello Stato, niente al di fuori dello Stato, nulla contro lo Stato”, questo deve valere a maggior ragione. E così è. Però, c’è sempre un però a tutto questo. La storia. I primi di luglio dagli organi di informazione della città apprendiamo l’avvenuta urgenza di dover sostituire un tubo elettrico sotto al manto stradale ed in piena alta stagione in una delle vie più turistiche della città, via Anfiteatro, dove, fra le altre molteplici attività, c’è Punto. Pochi giorni dopo un tecnico, accompagnato da un assessore si presentano a spiegarci la situazione: lo scavo va fatto ed alla svelta visto che l’incorrere di un probabile guasto potrebbe provocare un danno a mezza Lucca. Ovviamente non ne siamo felici, è il momento più affollato dell’anno, ma, date le rassicurazioni sul rispetto dei tempi (“una decina di giorni”), accettiamo di buon grado. I lavori iniziano nei tempi prestabiliti (intorno al 20 di luglio), ma da subito si capisce l’assoluta inadeguatezza dell’organizzazione. Il primo giorno l’impresa che ha vinto l’appalto, si accorge che il martello pneumatico non funziona. In quelli a seguire non si vedono mai più di 4 persone impegnate nell’opera, la polvere si alza ovunque ed a metà pomeriggio, puntuali come un orologio svizzero, il cantiere viene abbandonato in bella vista (si fa per dire…), dietro a una simil rete di ferro. Decidiamo di sopportare, mentre il buco, via via tappato alla meglio con le nuove pietre in uno stato di pulizia pietoso, si avvicina minacciosamente alla piazzetta di fronte al Punto. Arrivato all’angolo e già ampliamente trascorsi i dieci giorni previsti per l’intero intervento, siamo ai primi di agosto, il tutto viene completamente abbandonato. Dopo una settimana decidiamo di chiamare in Comune e ci viene spiegato che l’impresa è stata dislocata momentaneamente per risolvere un problema ancora più urgente. Alle nostre più che giustificate invettive, viene replicato che il cantiere sarà momentaneamente smobilitato (ma non era urgente tanto da poter provocare una specie di apocalisse sulla città?) ed i lavori proseguiranno più avanti. Un po’ di buon senso, pensiamo. Sbagliando. Il 21 di agosto tutto riprende in pompa magna (magna, magna…), con tanto di presenza di muletto ruspa e camion che, puntualmente, vengono abbandonati a coprire lo scavo a giornata lavorativa conclusa. La strada è quasi completamente chiusa e la maggioranza delle persone che ci arrvano a tiro, fanno dietro front. A questo punto decidiamo di dire basta. Chi si approfitta della nostra tolleranza si scontrerà con la nostra intolleranza.
In primis ce la prendiamo con la Sovrintendenza, sempre solerte a rompere i maroni in termini di decoro urbano si tratti di una maniglia o di un chiodo piantato ad una diversa gradazione di ruggine rispetto a quella consentita dal disciplinare e che permette che un lavoro pubblico nel cuore storico della città venga realizzato in queste scandalose condizioni. Nelle altre città abbiamo spesso visto cantieri impacchettati a dovere magari con carta decorata in linea con il luogo dove si trovano. Non ci sembra di chiedere molto. Ovviamente è agosto e gli addetti al controllo saranno stati in ferie. Idem in Comune, dove solo dopo l’uscita della notizia sui giornali e l’intervento di Giovanni Martini, Presidente della Commissione Centro Storico di Confcommercio, qualcuno si degna a fare un sopralluogo per vedere direttamente lo stato delle cose, restandone, ci dicono, interdetto. Così, almeno ci promettono, spariranno fuori dagli orari del lavoro camion e muletto ruspa e la ditta verrà obbligata ogni giorno a lasciare il cantiere in stato di, quantomeno, decenza. Vedremo come andrà a finire. Di certo non staremo con le mani in mano (ci prudono troppo, che volete farci). Alla prossima.
Iacopo Di Bugno

Tagged punto, scavi, Civico
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MISERABILI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI. E STATECI ALLA LARGA

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“Ottimo servizio da rendere a un amico: allontanare da lui con tutti i mezzi possibili ogni occasione di fare il miserabile con noi”. La frase riportata nel 1915 dal geniale scrittore e pittore Ardengo Soffici, all’interno del suo 'Diario di Bordo', ben si ritaglia anche al nostro settore. Al netto di qualche dovuta correzione: in questo caso, infatti, non ci si riferisce agli amici quanto a certi addetti ai lavori del settore comunicazione, giornalisti, food blogger ed influencer, scrittori di cucina e viaggi ecc. Lo spunto proviene dalla mail, ultima di una lunga serie, che è pervenuta sulla casella ufficiale del Punto (puntoristorante@gmail.com) la scorsa settimana. Il testo, come vedete nella foto allegata, recitava, tradotto, esattamente così: “…sono uno scrittore e giornalista britannico…puoi leggere a proposito dei miei libri e dei miei articoli su questo sito…Un magazine italiano mi ha ultimamente commissionato di scrivere un servizio di sei pagine a proposito dell’estate in Toscana. Questo riguarderà la recensione di sei tra i migliori ristoranti, uno per ogni città. Mi piacerebbe molto parlare del Punto, se voi sareste disposti ad offrire a me e a mia moglie una cena il prossimo sabato 22 di luglio. Questo avverrebbe in cambio dell’inclusione nel mio articolo”. Sicuramente il messaggio non mi ha sorpreso, visto che, come ho già accennato in precedenza, è solo l’ultimo di una lunga serie di più o meno espliciti mercanteggiamenti in cambio di un qualche pasto gratis, quando non proprio di denaro. Chi fa parte di questo settore conosce bene a cosa mi sto riferendo: TripAdvisor, con la sua completa anarchia (per scrivere una recensione non è assolutamente necessario aver frequentato il ristorante in questione), rappresenta solo la punta dell'iceberg, con nuovi locali che, appena aperti, si ritrovano con più di 200 commenti positivi sulla propria pagina. Ma, è bene essere onesti, non è il solo esempio di questo modo di fare che rasenta quando non sfocia in veri e propri atteggiamenti corruttivi ed anche, in qualche caso, estorsivi. Più velati, tipo quelli che hanno sempre parlato di te gratuitamente e professionalmente, poi ti chiedono un contributo a livello di pubblicità e, dal momento esatto del tuo “no, grazie”, ti fanno magicamente sparire dal loro interesse. Più lampanti come la mail che abbiamo ricevuto e che non è certo peculiarietà esclusiva dei giornalisti made in UK. Sia chiaro: faccio parte del mondo della comunicazione in generale da circa 25 anni e so come vanno le cose. Non mi straccio le vesti né grido allo scandalo. Detesto, anzi, i cavalieri della morale, che spesso si rivelano una reale pattumiera umana quando non anche estetica.
Tutta questa lunga premessa, di cui spero mi perdonerete in quanto necessaria ad inquadrare un problema, per ribadire ancora una volta di più il modus operandi di Punto in questo frangente, cosa, peraltro, piuttosto semplice da comprendere: alla nostra tavola invitiamo chi vogliamo (non ho usato il rafforzativo “cazzo”, visto che sono stato rimproverato per la mia parolaccia sulla pagina fb del Punto, come se il tentativo di corruzione fosse più accettabile di una qualsivoglia espressione colorita), che si tratti di amici, nemici o semplici conoscenti, mariti o mogli. Se poi un giorno cambieremo il nostro approccio con questo mestiere, magari decidendo, e non ci sarebbe niente di male, di investore in pubblicità sarete i primi a saperlo, in quanto mai e poi mai lo realizzeremo in maniera occulta o nascosta. Siete pregati quindi di non scocciarci con le vostre contumelie e offerte mendicanti pranzi, cene, merende o colazioni in cambio di quello che, semplicemente, dovrebbe essere il vostro lavoro. E che invece, corrotti fuori e dentro, state trasformando in una specie di suq dove tutto è in vendita al miglior offerente. Anche l’anima. Non quella di Punto (né di tanti altri locali anche più importanti del nostro), però. Stampatevelo in mente, altrimenti ci penseremo noi a ricordarvelo.
Iacopo

P.S. quasi dimenticavo: alla mail di cui sopra abbiamo risposto esattamente così: “Non siamo abituati a comprare e a vendere gli articoli che ci riguardano. Buona fortuna”.

Tagged punto, Miserabili, Suq
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